Chiudo gli occhi. Respiro.
Ascolto l’aria che entra e che esce.
Rimango presente a tutto ciò che accade: rumori,
sensazioni fisiche, pensieri, suoni…
Lascio che il momento presente sia come è. Non intervengo,
non modifico, non giudico, non ho preferenze.
Semplicemente accolgo l’esperienza presente così
come è. Lascio che sia.
In questa apertura, tutto ha il permesso di essere
così come è. Non ho preferenze, desideri o resistenze.
Ogni cosa qui può essere per ciò che è.
Anche le cose che solitamente sono spiacevoli,
fastidiose, indesiderate… ora hanno lo stesso permesso di essere di quelle
piacevoli e volute.
Tutto qui ha ora lo stesso valore, e viene accolto
allo stesso modo.
E mentre tutto questo accade, mi sento sollevato
da un enorme peso, una grandissima responsabilità. Non devo più intervenire sul
momento presente. Non devo più cercare di far andare l’esperienza presente come
vorrei. Lasciando che sia come è, mi ritrovo in uno spazio di Silenzio, di
Apertura, di Presenza.
Tutto accade in questo spazio. È come essere
seduti su una panchina e osservare lo svolgersi del mercato sulla piazza
cittadina. Tutto si muove, fa il suo corso, ed io osservo senza esserne più
coinvolto.
C’è solo osservazione, solo apertura. Realizzo ciò
che sono, proprio nel momento in cui permetto a tutto di essere.
Ho sempre resistito e forzato l’esperienza
presente nella convinzione che solo così avrei avuto lo spazio per essere me
stesso, e ora realizzo che è proprio lasciando che tutto sia come è che mi
ritrovo in me stesso, in ciò che sono veramente, un’Apertura in cui tutto ha il
permesso di manifestarsi, di essere così come è.
E questa apertura è senza sforzo. Lo sforzo è nel tentare di far andare il momento presente come vorrei. Qui invece non c'è sforzo, è tutto pienamente naturale. Appena lascio che sia, mi ritrovo in me e non devo far nulla per essere.
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