Chi sono Io?

Chi sono Io?

28 luglio 2014

Addestra la scimmia

Secondo gli orientali, la nostra mente è come una scimmia. Corre ovunque, non sta mai ferma, è anarchica e non conosce disciplina.
E' per questo che è così difficile meditare. Appena si chiudono gli occhi la mente inizia a girovagare senza tregua facendo fallire ogni nostro tentativo.
Ecco che, sempre gli orientali, ci esortano ad educarla sin da giovani. La mente è appunto come un'animale che può essere educato a seguire la nostra volontà.
Questo vale per la meditazione, ma ancora di più per la vita. Una mente educata bene conduce al successo in ogni campo, quando una mente indisciplinata non produrrà  nessun risultato di valore.
La meditazione è già di per sé un'educazione mentale. Cercare di rimanere fissi su un punto, che sia una candela, il respiro o la domanda "Chi sono Io?", riportando lì la mente ogni volta che scappa, è una grande disciplina e a lungo andare produce il suo effetto; la mente si ferma.
E quando la mente è ferma, inizia veramente la meditazione. Ora è tutto facile ed estremamente piacevole. Possono passare ore e ore in meditazione e non si vorrebbe mai smettere.
Ma soprattutto, con la mente ferma è possibile superare la barriera dell'Io e vivere l'Illuminazione, la consapevolezza della propria vera natura infinita ed illimitata.
Educare la mente significa poter disporre di uno strumento eccezionale, per la vita ordinaria e per quella spirituale, in grado di portarci oltre i nostri limiti e di raggiungere risultati straordinari in ogni campo.
 
 

27 luglio 2014

Lasciare andare tutto

La vera meditazione inizia quando lasciamo andare tutto.
Prima è solo esercizio di preparazione. La mente si distrae, scappa, indulge su cose futili, e noi continuamente la riportiamo alla meditazione; uno sforzo spesso estenuante che serve per educare la mente a rimanere ferma.
La vera sfida, il vero spartiacque è quando siamo sull'orlo del burrone e sappiamo che dobbiamo lasciarci andare completamente, perchè solo così vivremo l'esperienza spirituale.
L'ego ha una paura tremenda perchè per lui ciò significa solo precipitare, ma questa è forse la più grande delle illusioni. Nel momento in cui ci lasciamo andare entriamo su un piano spirituale e veniamo condotti verso la nostra vera natura.
Ma dobbiamo lasciare andare proprio tutto? Sì. Questo è il senso delle parole di Gesù quando dice che le porte del Paradiso sono strette e i ricchi non possono passarci. Molti lo hanno inteso in senso letterale ma il suo significato più profondo è che con l'ego non andiamo da nessuna parte. Viviamo, o meglio sopravviviamo, perchè questo è la sua funzione primaria, ma perdiamo il contatto con il piano spirituale, con quella fonte da cui tutto proviene.
Ci vuole coraggio per lasciare andare tutto, perchè ciò che vivremo prima di quell'atto supremo è una grande paura e un senso di infinita perdita, di morte... tutte illusioni dell'ego che fa il possibile per preservarsi e per dare continuità alla sua esistenza.

Quando chiudiamo gli occhi per meditare il nostro unico scopo sarà quello di lasciare andare tutto, ma proprio tutto, e senza alcuna direzione, meta, aspettativa o quant'altro ci lasciamo andare...

23 luglio 2014

Lasciare andare l'Io

Questa è la fase più delicata della meditazione. E' una porta che conduce in un altro mondo, l'esperienza spirituale. Fino a quella porta è l'Io che gestisce tutto, anche la meditazione. Si può rimanere per anni, anche per tutta la vita, su quella soglia senza riuscire ad andare oltre. Non esistono tecniche o trucchi per poterla varcare...Potete insistere quanto volete ma né l'intelligenza, né la determinazione né nessuna altra qualità umana potrà farvi varcare quella porta.

Lasciare andare l'Io è una scelta profonda e matura, che avviene quando il ricercatore per anni, forse per vite, è rimasto su quella soglia nel tentativo di superarla, diviso tra il bisogno di avere la sicurezza di un 'Io e il desiderio di sperimentare il suo vero essere, l'Infinito.
L'Io è una sicurezza, c'è poco da aggiungere... e finché la persona ne ha bisogno (o pensa di averne bisogno) non lo lascerà andare. L'anima quando è giovane ha tante insicurezze e si protegge con l'Io, uno scudo psichico che tieni ad una certa distanza il mondo. Così facendo però essa è distante anche dalla propria vera natura, quell'Infinito che è la sua vera casa, e per questo soffre.
E' in questa sofferenza che matura e che inizia a sentire il bisogno di tornare a se stessa, e il viaggio comincia. Un giorno giunge a quella soglia, e di nuovo si ferma a lungo a valutare se fare o meno l'ultimo passo. Questa fase può durare tantissimo, anche un'intera vita. E forse giunge l'attimo giusto  in cui l'anima va oltre e si fonde nell'Infinito. Un'estasi suprema di beatitudine e di gioia e la realizzazione dell'illusorietà dell'Io e di ogni divisione o separazione.


16 luglio 2014

Meditare in un monastero

Come un quadro viene valorizzato da una bella cornice, così la meditazione ha bisogno del suo miglior contesto.
E' vero che si può meditare ovunque, ed è vero che colui che è esperto non viene influenzato dal contesto che ha intorno, ma la maggior parte delle persone ha bisogno di una condizione ideale per poter riuscire a meditare.
La mente infatti viene costantemente distratta da ciò che ha intorno. Rumori, odori, immagini... tutto ciò che può attirare i sensi diviene una distrazione ed un ostacolo per la meditazione.
Per questa ragione l'uomo di ogni epoca ha cercato luoghi sperduti e isolati, dove poter chiudere gli occhi e rivolgersi all'interno, senza che la mente corra ovunque, attratta anche dalla più tenue distrazione.
Ecco che un monastero diviene un luogo ideale perchè richiama ciò che c'è di più alto nell'uomo. I sensi e la mente, anche se si distraggono, non possono che vedere ciò che richiama comunque alla meditazione e alla ricerca interiore.
Inoltre, un monastero è 'carico' di storia... energia spirituale che permea il suo spazio fisico e che richiama costantemente verso l'alto, verso lo Spirito.
Da molti anni conduco corsi di meditazione come l'Intensivo di Illuminazione, e ho conosciuto luoghi diversissimi e tutti molto particolari, e confermo che la meditazione viene influenzata dal contesto che ha intorno.
Quando arrivo in questi luoghi il mio spirito si acquieta, la mente si fa silenziosa, ed io entro spontaneamente in uno stato meditativo, e ho notato che lo stesso avviene anche nei partecipanti al corso che giungono la sera senza forse nemmeno sapere cosa li aspetta, e appena arrivano divengono silenziosi e molto centrati su se stessi.
Questo è l'effetto di un luogo speciale, come il monastero dell'immagine che ci ospita tutti gli anni per il Ritiro Intensivo di 14 giorni.
Se non avete mai meditato in un luogo del genere vi invito a provarci e sentirete la differenza.

La ricerca dell'Assoluto

Le vie dirette, come l'Intensivo di Illuminazione o la meditazone Zen, hanno un'unico scopo: l'Illuminazione, il contatto con l'Assoluto.
Mettono da parte ogni altra cosa; posture, respiro, precetti morali, insegnamenti... e chiedono una totale devozione per la ricerca dell'Assoluto.
Anche il meditante deve mettere da parte ogni suo altro aspetto personale e dedicarsi completamente all'Illuminazione.
Sono vie dirette proprio perchè vanno direttamente all'Assoluto, e sono rivolte a chi sente profondamente questa esigenza. Difatti, l'unico requisito richiesto è un sincero desiderio di conoscere se stessi, la propria reale e vera natura.
Questo desiderio deve appunto essere sincero, ossia provenire dal cuore e non dalla testa. Non basta una curiosità intellettuale, serve il cuore, ossia tutto se stessi. L'impegno deve essere al 100% perchè poco meno non produce risultato.
Sono quindi vie molto impegnative anche se aperte ad ogni vero aspirante e offrono come unica ricompensa l'esperienza diretta dell'Assoluto, ciò che siamo veramente, al di là della mente e di tutti gli schemi interpretativi. Una tale esperienza, desiderata e cercata dall'uomo di ogni epoca, è il coronamento di un lungo e impegnativo percorso di ricerca, un dono di inestimabile valore che diverrà il fondamento della vita, il centro del proprio essere.