Chi sono Io?

Chi sono Io?
la via della meditazione e dell'Intensivo di Illuminazione

12 giugno 2019

Dire tutta la verità

Non sto parlando ora del non dire più bugie. Questo è sicuramente un livello fondamentale della verità, e tempo fa mi è stato chiesto dalla Vita di non dire più bugie ed essere vero - ma ora vivo un piano diverso, dove diventa importante dirmi e dire tutta la verità.

L'Anima vuole tutta la verità.

Mi sveglio spesso di notte con un dolore dentro. Non è fisico anche se respiro a fatica. E' nel centro del petto, a livello del Cuore.
Rimango in ascolto e piano piano emerge un dolore sordo che viene dal profondo. E' l'Anima che mi chiede di essere completamente vero con me stesso. 
Mi apro e rimango in ascolto, cercando davvero di essere più aperto possibile, e la verità arriva.
Vedo chiaramente dove sono, la mia realtà attuale, vedo cosa non c'è più, al di là dei miei attaccamenti e paure. Vedo ciò che è concluso, che è finito, e sento un profondo ringraziamento nel cuore, dove davvero nulla va mai via. 
E poi vedo la strada avanti, ciò che mi attende. Ciò che dà gioia al mio cuore, mi commuove e mi fa sentire vivo.

La 'trasmissione' si conclude e io rimango da solo con me stesso. 
E lì arriva la paura.
Paura di non farcela, di perdere tutto, di fallire, di sbagliare, di andare contro gli altri, di essere escluso, ferito, umiliato, non amato, abbandonato, di morire. Vedo ricostruirsi 'Giacomo', ciò che mi ha dato sempre sicurezza e controllo, e che ora mi dice di fermarmi, di non seguire questa verità ma di rimanere dove sono, che è un posto sicuro e lì potrò avere sempre ciò che voglio.
Così, quel passo che chiaramento ho visto, viene fatto solo in parte. Lotto contro i venti contrari e arretro, facendo solo qualche centimetro.
Una grossa parte della verità si offusca e viene nascosta di nuovo. La mente crea una storia per spiegare e giustificare quel piccolo centimetro, e così torno in superficie, sotto il controllo delle mie paure.

Ma l'Anima è tenacie e non molla. Se mi fermo, se faccio anche solo una passeggiata senza meta e senza nulla da fare o pensare, ecco di nuovo quella sensazione di dolore, quel richiamo a guardare TUTTA la verità, non solo quella che ho accettato e messo sotto controllo.
Questo processo non mi da tregua. Non ho dove scappare. Se mi distraggo con un film, ai titoli di cosa è li che mi aspetta. La trovo nel bicchiede di birra, nel mangiare compulsivo, in ogni cosa trovi per fuggire. E' nel sonno, quando mi sveglia e non mi lascia più dormire. E' nelle persone che incontro, anche 'casualmente'. 
Come disse un maestro: "Se non vivi con la verità, la verità viene a vivere con te", e così è.

Non basta non dire più buglie o non nascondere la verità, devo guardarla tutta. Dirla prima di tutto a me stesso, e poi agli altri. Se lo faccio, sento sollievo, leggerezza e gioia nel cuore. Se non lo faccio, un dolore sordo mi prende e non mi molla finchè non vado fino in fondo.

Ma non basta solo guardarla. Questa verità va vissuta pienamente. Devo realizzarla fino in fondo nella mia vita, e dico 'devo' perchè è un imperativo dell'Anima che l'ego non vuole seguire e resiste. Potrei dire 'voglio' ma non sarei vero fino in fondo perchè una parte di me resiste e preferirebbe quelle mezze vertià che sono in realtà falsità che fanno comodo perchè non smuovono dalla zona di confort e di controllo.

Così, sono qui che lotto tra due mari, venendo a conoscermi come non mai. Vedere le mie paure, le fragilità, i compromessi, le storie e le falsità che creo, fa male, ma fa parte di questo processo. Solo così, credo, un giorno potrò davvero essere vero e avere una vita vera. E' un percorso, una strada da fare, un processo di maturazione e di guarigione. 
Sì, di guarigione, perchè non essere veri, per me è come una malattia, una scissione dentro che per anni ho portato fingendo di non averla, e ora che la vedo mi fa male, mi da dolore, ma ringrazio perchè questo dolore è il maestro che mi mostra dove guardare.





14 maggio 2019

L'unico modo per vivere veramente

"Come faccio a distinguere i bisogni dell'ego da quelli del Cuore?" chiede una persona sul web.

Fino a non molto tempo fa questa domanda era al centro della mia vita. Volevo distinguere l'ego dal Cuore e seguire solo quest'ultimo. Consideravo solo i valori più alti, più 'spirituali' relegando quelli dell'ego al 'basso', allo 'sbagliato'.
Ho sempre considerato l'ego sbagliato e i suoi bisogno andavano negati, rifiutati, giudicati.
Ho costruito un'intera vita intorno a questo, cercando sempre di 'elevare' me stesso, di 'superare' questi bisogni 'inferiori', di arrivare al punto di non sentirli più perchè 'purificati'.

Così facendo, non mi sono reso conto di quanta separazione e dissociazione ho creato dentro di me. Da una parte 'io spirituale' e dall'altra l'ego materiale' da combattere, guarire, purificare...
Un'immane sforzo per mostrare solo la parte 'buona',  un'opera di costruzione di un'immagine più spirituale possibile che mi è costata tutto ciò che avevo.

Poi, un giorno mi fermo e guardo dietro a questa domanda... chi è che si chiede come distinguere i bisogno dell'ego da quelli del Cuore? E cosa vedo? Paura. Paura di essere me stesso. Paura di andare fino in fondo a vivere me stesso, a scoprire di quante dimensioni sono fatto. Scoprire la semplice e nuda verità di me. Non una verità spirituale, ma una verità completa, integra, fatta di tutte le parti, dall'ego al Cuore.

Sì, paura di andare fino in fondo, e scoprire che ciò che vivo è solo un'immagine di me, non me.
Paura di essere me stesso, paura di schiacciare a tavoletta l'acceleratore della vita e trovarmi poi fuori controllo, senza più poter tenere a bada il mio ego, senza più poter mostrare agli altri solo la parte 'buona' di me.

Se schiaccio fino in fondo questo acceleratore, cosa trovo? O meglio, cosa ho paura di scoprire?  Forse che questa separazione tra me e l'ego l'ho creata solo io e non esiste. Non c'è un ego da elevare, purificare o trascendere. C'è un semplice essere umano, completo di tutto, con tutte le sue emozioni, sentimenti, pensieri e stati d'animo. Con un corpo in carne e ossa, che invecchia, e con tante paure, vulnerabilità e fragilità.

E così, da un po' di tempo cerco di aprirmi ad osservare tutto ciò che accade qui dentro. Cerco di rimanere aperto quando arriva il dolore, quello vero che ti spacca, e anche quando arriva la Gioia, quella che ti apre dentro e ti fa piangere, come il dolore, perchè alla fine sono sempre le stesse lacrime.

Non è facile vivere così. Rimanere aperto a tutto, senza giudicare, accogliendo con amore ogni parte di me. Sentirmi fragile e vulnerabile, senza sicurezze e certezze. Lasciare che queste parti che emergono facciano a pezzi l'immagine che con tanta cura mi sono costruito negli anni.

Però, per me è davvero l'unico modo per vivere veramente.


02 maggio 2019

Eroi di se stessi

Questa sera stavo guardando un film leggero di super-eroi.
Uno dei protagonisti, in crisi perchè non riesce a diventare ciò che vorrebbe, incontra la propria madre che gli dice: "Nessuno riesce a diventare ciò che vorrebbe. Si è eroi nella misura in cui si riesce ad essere se stessi".

Questa frase mi spacca dentro. 
Ho speso metà della mia vita per essere qualcuno. Prima per i miei genitori, poi per la scuola, poi ancora per l'amore di una ragazza, per gli amici, per il lavoro, per i figli...
Ho sempre avuto davanti un'immagine di me che volevo e dovevo raggiungere, e mi sono costretto in tanti modi per arrivarci.
Eppure, proprio quando pensavo di esserci, la Vita ha fatto a pezzi quell'immagine e mi ha lasciato a mani vuote.

Essere se stessi... è ancora più difficile che essere un'immagine costruita.
E' difficile mostrarsi nella propria umanità, tra luci ed ombre, pregi e difetti, errori e mancanze.
E' difficile mostrarsi semplicemente umani, uguali a tutti gli altri, nulla di speciale, nessun potere speciale, nessun super-eroe.
E' difficile fare i conti ogni giorno con se stessi per come si è e non per come si vorrebbe essere. 

Quelle parole mi fanno male dentro, perchè frantumano la mia illusione, il mio voler essere qualcuno. Mi invitano ad essere semplicemente me stesso, a seguire il mio cuore, ad essere vero e sincero, a rispondere prima di tutto a me stesso.
Mi fanno male ma mi fanno anche un gran bene perchè mi rendono libero. Non devo nulla a nessuno, ho solo da percorrere la mia strada, non importa se da solo o in compagnia. L'amore che cerco di ottenere fingendo è già dentro di me, senza alcuno sforzo o impegno. E' ciò che sono e davvero lo troverò nella misura in cui riuscirò ad essere me stesso.

Mi sono sempre piaciuti i super-eroi per i loro grandi poteri, e non mi sono mai preso cura di questo semplice e umano 'Giacomo' che fa i suoi anni su questo pianeta, che mangia il gelato, beve la birra, vorrebbe avere più amici e di notte si addormenta con ancora qualche sogno.

11 aprile 2019

Oggi ho perso

La notte prima di dormire rivedo la giornata e per quanto possa essere stata dura o difficile, mi da sollievo vedere che sono arrivato in fondo, che sono sopravvissuto. Ho superato le sfide del giorno, in qualche modo ho vinto perchè sono ancora qui.

Ma qualcosa in pancia si stringe e sento che qualcosa non va.
Forse devo vedere le cose in un altro modo.
Forse non va proprio questo: che sono sopravvissuto, che sono riuscito a gestire anche questa giornata, che comunque tutto ho vinto.
Sì, anche con il ventre a terra, ho vinto.

Chi ha vinto?
Hanno vinto i miei schemi riflessi, i copioni. Ha vinto la sicurezza. Ha vinto la paura di andare oltre. Ha vinto quella parte che vuole restarte immobile lì dov'è, non importa se l'anima soffre o se tutto dice che quello non è il mio posto. Ha vinto proprio l'immobilismo, anche se mi dico il contrario per rabbuonirmi.

E cosa ho vinto?
Cosa davvero ho vinto?
Nulla. Sono rimasto me stesso, uguale a sempre. Vincendo non ho acquisito nulla. Ho solo riconfermato ciò che già sono, le mie certezze e le mie sicurezze.

Oggi ad un certo punto la Vita ho voluto mandarmi un messaggio: "Per una volta nella tua vita, perdi". Questa frase mi ha spezzato il cuore, perchè mi ha mostrato quel lato che non desidero vedere: che io cerco ancora e ancora di vincere. Non importa quante batoste ho ricevuto, quante ferite, delusioni, tradimenti, rifiuti... ancora caparbiamente sono convinto di poter superare tutto questo, di poter essere migliore di coloro che mi hanno ferito, di aver ragione, di sapere come fare, ancora ho la speranza che tutto si aggiusti.
Ancora ho orgoglio e non imparo la lezione.

Ma oggi quella frase mi ha fermato. Mi sono lasciato cadere. Ho smesso di difendermi e di spiegarmi le cose.
Ho visto la mia falsa sicurezza, la sottile arroganza - quella sensazione di essere ancora in piedi nonostante tutto.
Ho abbassato il capo, ho percepito la vulnerabilità, la fragilità, quella sensazione di non aver in mano nulla, di non essere davvero nulla, un comune essere mortale.
Ho smesso di combattere le mie battaglie per essere migliore, per superare i miei limiti, per dimostrare che sono nel giusto.
Ho sentito che avrei potuto perdere tanto - soprattutto le persone che amo e che a causa dei miei limiti soffrono, e ho lasciato che questa eventualità potesse accadere.
Ho sentito di perdere ciò per cui lotto da sempre.
Ho smesso di difendermi e ho lasciato che la vita mi arrivasse dove voleva arrivare, anche dove fa male.

Perdo, si, perdo.
Un vincente come me, che sin da piccolo si è addestrato a vincere sempre, ora perde, e non fa nulla per cambiare la cosa.

Questa sera vado a letto con la sensazione di non aver vinto nulla, di avere le mani vuote, di non aver nulla per cui potermi dire: "anche oggi ce l'ho fatta".

Oggi ho vissuto la mia giornata. Ho fatto del bene, ho ferito, mi sono difeso, mi sono commosso, ho nascosto la verità... ho fatto tante cose profondamente umane, e non ho vinto nulla. Non ho potuto salvarmi la faccia per l'ennesima volta. 
Oggi ho perso e vado a letto con tutti i miei limiti umani, ma non mi sento sconfitto. Ho perso ma non c'è il sapore della disfatta. C'è una sottile sensazione di umiltà, di umanità, di essere semplice e normale... sì, di amarmi così come sono...e sento che ciò mi fa un gran bene.

03 febbraio 2019

Mi fermo e mi faccio raggiungere.

Sto sperimentando qualcosa di nuovo. 
Forse per la prima volta, mi fermo e mi lascio raggiungere da ciò da cui sto fuggendo.

Mi rendo sempre più conto di come fuggo, come continuo a muovermi, apparentemente per raggiungere qualcosa, in verità per non farmi prendere.
Ho una vita piena, ma questa pienezza è illusoria, è una copertura che mi tiene impegnato, sempre in movimento, coinvolto con il progetto di turno, con la persona che ha bisogno, con le cose da fare.

In verità sto fuggendo.
Fuggo da me stesso, da tutte quelle sensazioni che ho sempre tenuto sotto, da quelle verità di me che non voglio vedere. Tengo ancora in piedi un'immagine che mi salva, che mi permette di dirmi "non sono poi così male" perchè non voglio cadere fino in fondo, non voglio sentire ciò che ho paura di sentire, non voglio crollare.

Mi sono detto questa verità e poi mi sono fermato. Non ho più nulla da difendere, da dimostrare e dimostrarmi. 
E le cose hanno cominciato a raggiungermi. 
Mi aspettavo di essere travolto, e invece trovo gentilezza e compassione per me stesso.
Trovo onesta e autenticità. Posso dire le cose come stanno, senza più rabbia o aggressività. Le dico con gentilezza, con il cuore per me stesso e per l'altro.
Ti dico: "Eccomi. sono così." e ti guardo allo stesso modo: "Eccoti, sei così".

Mi lascio raggiungere da ciò che vuole raggiungermi. Mi sono fermato. Puoi finalmente arrivare a me.