Chi sono Io?

Chi sono Io?

17 settembre 2014

Nogami Senryo - Muori seduto. Muori in piedi.

Nogami Senryo visse gli insegnamenti del suo maestro, Dogen, con il suo intero essere. Attraversò la vita occupandosi con attenzione ed amore del tempio delle monache Seikanji in Giappone e addestrando la sua discepola Kuriki Kakujo. Nogami si prese cura di addestrare Kuriki e quelle che la circondavano, ma soprattutto se stessa, ad avvicinare ogni cosa nello spirito del classico dettame Zen: "Zadatsu Ryubo. Muori seduto. Muori in piedi. Questa è la via del monaco".
Nello Zen queste posizioni sono considerate l'assoluta prova dell'Illuminazione. Dogen usò questo dettame per enfatizzare che la pratica significa compiere ogni attività con stabile attenzione alla realtà del momento presente.
Nogami praticò questa consapevolezza ogni mattina mentre si muoveva rapida - con le dita sull'umido tappeto accuratamente piegato - lungo il pavimento di legno del corridoio, raccogliendo ogni particella di polvere; dopo ogni pasto mentre ripuliva accuratamente la sua tazza e ogni pomeriggio mentre strappava minuscole radici dal giaridno di pietra bianca. 
Il suo corpo comprendeva che l'illuminazione significava accettare non meno del perfetto completamento di ogni attività. "Zadatsu Ryubo. Muori seduto. Muori in piedi". Ripeteva questo come un mantra mentre si sforzava di vivere ogni momento con pura e incessante concentrazione.

In un fresco pomeriggio di novembre nel 1980, la voce adamantina di Nogami lacerò il silenzio: "E' il momento del Zadatsu Ryubo!". La sua apprendista, Kuriki, non sapendo cosa aspettarsi, corse nel corridoio fiocamente illuminato. Là vide Nogami che camminava lentamente verso la statua di bronzo di Shakyamuni Buddha, seduto in pieno loto sull'altare nella Sala di Adorazione. Arrivando appena in tempo per vedere la robusta monaca novantasettenne in semplici vesti nere che faceva il passo finale per perfezionare la sua posizione, Kuriki disse: "Congratulazioni!". Intanto Nogami moriva in piedi.

16 settembre 2014

Un'esperienza del Ritiro Intensivo di Illuminazione di questa estate

"Mi ci vorranno dei mesi prima di comprendere veramente quello che mi è successo!
Tanta grazia e benedizioni e Verità.
Tanti sblocchi e tanto impegno. Oltre i limiti e più in là.

Ho vissuto questo Intensivo straordinario piangendo d'infinito e raramente trovando le parole per esprimerlo in modo adeguato.

Quando l'io sparisce e tutto diventa ciò che è sempre stato,
quando tutto accade senza che ci sia nessuno a fare qualcosa,
quando non sei più nulla e non c'è più nessuno,
quando sei Amore nell'Amore,
quando i miracoli si succedono senza tregua fino a quando ti arrendi e scompari in ciò che sei,
quando la Verità appare e tutto esplode e non c'è più nulla di definibile... e quando questo si ripete più volte e ancora... Forse il silenzio è la sola comunicazione adeguata.

Ho visto tramonti indimenticabili, stelle cadenti, una luna piena spettacolare, farfalle, fiori e cerbiatti, ho ricevuto gentilezze da tutti e aiuti precisi quando era necessario.
E' stato bello vedere e riconoscere la Verità negli occhio degli altri, vederli brillare uno a uno e condividere questa avvenutra con loro!

Mi sento benedetta e grata come non mai. Niente è più come prima. Ed è solo l'inizio!" 

(F.)
 

12 settembre 2014

Lascia andare tutto.

Lascia andare tutto, proprio tutto. Ogni cosa che trattieni non sei tu, e dovrai prima o poi lasciarla per scoprire chi sei veramente.
Nasciamo vuoti e dobbiamo morire vuoti se vogliamo conoscere veramente chi siamo. 
Mentre viviamo accumuliamo tante cose che ci sembrano utili o indispensabili, ma di fronte all'Eterno nulla è veramente indispensabile.

Al contrario, più vuoti siamo più riconosciamo questo Infinito come noi stessi.
E' un paradosso. Il Tutto si riconosce diventando nulla. Più si accumula meno si conosce.

11 settembre 2014

Vivere nel cuore della vita

Questo è il punto centrale: vivere nel cuore della vita. E ciò significa fondamentalmente amare e soffrire. Ne abbiamo una grande paura, e così viviamo alla periferia, ormai insensibili a quanto accade intorno e dentro di noi.
Per vivere al centro occorre essere in contatto con se stessi.
Ce lo dice con queste meravigliose parole il capo indiano Oriah Mountain Dreamer. 
Sentite che belle...


VOGLIO SAPERE

Non mi interessa sapere qual è il tuo mestiere.
Voglio sapere per che cosa si strugge il tuo cuore
e se hai il coraggio di sognare l’incontro con ciò che esso desidera.

Non mi interessa sapere quanti anni tu abbia.
Mi interessa sapere se correrai il rischio di fare il pazzo per amore,
per il tuo sogno, per l’avventura di essere vivo.

Non mi interessa sapere quali pianeti quadrano con la tua luna,
voglio sapere se hai toccato il centro del tuo dolore,
se le difficoltà della vita ti hanno portato ad aprirti oppure…
a chiuderti in te stesso nel timore di soffrire ancora!

Voglio sapere se sei capace di stare nel dolore, tuo o mio,
senza far nulla per nasconderlo, o per allontanarlo, o cristallizzarlo.

Voglio sapere se sei capace di stare nella gioia, tua o mia, se puoi scatenarti nella danza
e lasciare che l’estasi ti invada fino alla punta delle dita dei piedi o delle mani,
senza esortarci ad essere prudenti o realistici, o consapevoli dei limiti umani.

Non mi interessa sapere se la storia che mi racconti è vera.
Voglio sapere se sei capace di deludere un altro per restare fedele a te stesso,
e di non tradire mai la tua anima, a costo di lasciare che gli altri ti chiamino traditore.

Voglio sapere se puoi essere di parola, e quindi degno di fiducia.

Voglio sapere se sei capace di trovare la bellezza anche nei giorni in cui il sole non splende,
e se puoi dare inizio alla tua vita sulle sponde di un lago,
gridando ‘sì’ al bagliore d’argento della luna piena.

Non mi interessa sapere dove vivi, né quanto denaro possiedi.
Voglio sapere se dopo una notte disperata di pianto sei capace di alzarti, così come sei,
sfinito e con l’anima coperta di lividi, per metterti a fare quello che c’è da fare per i bambini.

Non mi interessa sapere chi conosci né come ti trovi qui.
Voglio sapere se starai in piedi con me al centro del tuo fuoco, senza tirarti indietro.

Non mi interessa sapere che cosa hai studiato, né con chi e neppure dove.
Voglio sapere che cosa ti sostiene da dentro quando tutto il resto viene a mancare.

Voglio sapere se puoi stare da solo con te stesso,
e se la tua compagnia ti piace veramente, nei momenti di vuoto.

10 agosto 2014

Infinita presenza

La tua assenza è infinita presenza.
In un attimo l'Io si dissolve e ciò che appare è un senso di infinita presenza. Una presenza che non ha confini, non ha qualità, è ovunque e permea tutto, e quella presenza sei tu.
Tu, proprio tu, al di là del tuo 'io' personale. 
Il piccolo 'io' in cui ti sei identificato per una vita intera si dissolve. Tu non ci sei più come persona, come identità, come 'io' personale e individuale. Ci sei come presenza infinita che permea tutto, la Realtà, l'Assoluto.
Finisce la persona, la Verità appare, e dal quel momento non sei più tu, non sei più ciò che hai creduto di essere per una vita intera, e ti senti finalmente in pace.