Chi sono Io?

Chi sono Io?
la via della meditazione e dell'Intensivo di Illuminazione

03 febbraio 2019

Mi fermo e mi faccio raggiungere.

Sto sperimentando qualcosa di nuovo. 
Forse per la prima volta, mi fermo e mi lascio raggiungere da ciò da cui sto fuggendo.

Mi rendo sempre più conto di come fuggo, come continuo a muovermi, apparentemente per raggiungere qualcosa, in verità per non farmi prendere.
Ho una vita piena, ma questa pienezza è illusoria, è una copertura che mi tiene impegnato, sempre in movimento, coinvolto con il progetto di turno, con la persona che ha bisogno, con le cose da fare.

In verità sto fuggendo.
Fuggo da me stesso, da tutte quelle sensazioni che ho sempre tenuto sotto, da quelle verità di me che non voglio vedere. Tengo ancora in piedi un'immagine che mi salva, che mi permette di dirmi "non sono poi così male" perchè non voglio cadere fino in fondo, non voglio sentire ciò che ho paura di sentire, non voglio crollare.

Mi sono detto questa verità e poi mi sono fermato. Non ho più nulla da difendere, da dimostrare e dimostrarmi. 
E le cose hanno cominciato a raggiungermi. 
Mi aspettavo di essere travolto, e invece trovo gentilezza e compassione per me stesso.
Trovo onesta e autenticità. Posso dire le cose come stanno, senza più rabbia o aggressività. Le dico con gentilezza, con il cuore per me stesso e per l'altro.
Ti dico: "Eccomi. sono così." e ti guardo allo stesso modo: "Eccoti, sei così".

Mi lascio raggiungere da ciò che vuole raggiungermi. Mi sono fermato. Puoi finalmente arrivare a me.

01 febbraio 2019

Vulnerabilità

Alcuni la chiamano Apertura del Cuore. Per me è uno stato di vulnerabilità e di delicatezza dove non ho difese, non ho corazze che mi proteggano dalle vita.
Sento tutto. Sento soprattutto la sofferenza mia e degli altri, perchè forse è ciò da cui mi sono più protetto. E questa sofferenza mi mostra la sua origine, le ferite dei primi anni di vita; il rifiuto, l'abbandono, il tradimento, l'umiliazione.
Mi sono sempre protetto da tutto ciò con una spessa corazza mentale di ragionamenti e concetti, ma ora non riesco più perchè quella corazza è andata in pezzi.

Così, vivo esposto ai venti e alla pioggia della vita. Mi sveglio la mattina e rimango in ascolto di me per quasi un'ora, passando attraverso sensazioni spesso molto spiacevoli che mi riportano laggiù, a quel bambino ferito e che ha bisogno. Sembra non risolversi mai questa cosa, e sto così sviluppando pazienza e accettazione.
Mi alzo quando mi viene dato il permesso, quando ho abbastanza guardato tutto questo e l'ho accolto nel cuore.
E poi vivo la giornata, momento per momento. Non posso fare programmi perchè non ho più il controllo che era una bella difesa. Vivo andando incontro a ciò che la vita mi pone davanti, sempre senza veli, senza protezioni, sentendomi vulnerabile, colpibile, feribile. E la vita mi fa incontrare proprio ciò che fa risuonare le mie parti non risolte e ancora sofferenti. A volte provo a difendermi, mi viene in mente com'ero una volta e ci provo, ma fallisco miseramente. La vita mi da uno schiaffo e mi spoglia subito di ciò che provavo a mettermi per ripararmi.

Comprendo sempre meglio chi dice che non ha nulla da dire, nulla da insegnare. Così mi sento anche io. Non ho identità, non mi sento speciale, non ho superpoteri o conoscenze segrete. Posso solo condividere ciò che sto vivendo, ciò che sto attraversando, questa terra senza sentieri, come la chiamava Krisnamurti.
Quando incontro una persona, mi viene da abbracciarla, da starle vicino intimamente. Fatico a parlare, a dire cose che sono solo concetti per la mente. A volte mi ascolto mentre parlo, e mi trovo vuoto, ai limiti del ridicolo. Taccio e ascolto, e quando ci riesco mi commuovo.

Ho lasciato andare tante cose che mi davano sicurezza. Le relazioni in primis, dove riconosco che quello stare assieme era un modo per non sentire la profonda solitudine dentro. Ho visto come cerco l'altro per un mio bisogno, perchè sento che mi manca qualcosa, e gli chiedo di riempirmi quel vuoto. Sto imparando a stare nella mia solitudine.

Ho lasciato anche la meditazione che per oltre vent'anni, vedo ora, mi dava grande sicurezza. E' bello avere un metodo, una tecnica, un maestro che ti dice come fare e ti guida. Ora non ho più nulla. Non cerco più nulla, nemmeno l'Illuminazione, l'ultima protezione dal dolore. La mia meditazione è stare a guardare quello che ho dentro e che la vita mi mostra in risonanza. Lo faccio in continuazione, non perchè lo voglio, ma perchè è l'unica cosa che mi viene da fare. Meditazione è questa condizione di vulnerabilità, di trasparenza, come una finestra aperta da cui entra ed esce tutto.

Ho perso la mia sicurezza, il mio fascino, quel sentirmi tutto d'un pezzo. Mi sono ritrovato caduto per terra, sotto la pioggia, e sono rimasto così, senza riparo. Da terra osservo la vita, vivo attimo per attimo, e non so come, vado avanti con una piccola gioia nel cuore, qualcosa che non so spiegare, ma che sento, come se alla fin fine fosse quello che ho sempre cercato e voluto: cadere, perdere la corazza e sentirmi aperto e vulnerabile alla vita.

I Giapponesi dicono: "Shikata ga nai” che significa “non c’è rimedio, non c’è alternativa, non c’è niente da fare”.  Non è disfattismo. E' questa condizione di vulnerabilità.
Uno di loro che ha perso tutto con lo Tsunami ha scritto un Haiku:

"Sprovvisto di proprietà, nudo
Tuttavia, benedetto dalla Natura 
Accarezzato dalla brezza estiva che ne segna l’inizio.”

Ecco, mi sento e vivo così perchè non ho altro modo di vivere.

06 dicembre 2018

Cara storia, addio!

E arriva il momento in cui devi lasciare andare la tua storia. 
Quella storia che ti definisce, che ti dice chi sei, che ti spiega il mondo che ti accade, che ti protegge dal dolore e che ti accarezza nelle difficoltà.
Alla fine, è una storia e non sei tu.

Oggi, mentre giocavo con un ragazzo autistico, lo osservavo nel suo essere completamente nel proprio mondo, inconsapevole di tutto ciò che c'è intorno. Per lui c'era solo il cd che ascoltava, e io che stavo con lui. E in quel momento mi ha preso una forte commozione, perchè mi sono visto quanto sono prigioniero della mia storia, del mio tempo, e di quel personaggio che chiamo 'Giacomo'.
Lui, nella sua disabilità, era libero. Io nelle mie piene capacità ero prigioniero.

E così ho lasciato andare... ho detto fine a questa storia che porto avanti da sempre, e alla quale in questi ultimi anni mi sono aggrappato con più forza che mai.
Ho lasciato andare, e in un attimo mi sono sentito pure io libero e leggero, pienamente nel momento presente, nell'Adesso, con una gioia infantile nel cuore di poter vivere la vita ORA, proprio come sta accadendo adesso. Niente più passato o futuro. Niente più interpretazioni. Solo l'Adesso nel suo meraviglioso accadere.
E finalmente realizzo che non c'è in verità nessuna storia. Non è mai esistita sebbene me la sia raccontata giorno e notte. C'è solo l'Adesso, il momento presente, nella sua immensità. Non c'è un 'come' deve essere, né un 'quando' o un 'perchè'. Semplicemente c'è l'accadere.

E così, anche per me è arrivato il momento di lasciare andare la mia storia. Me la sono raccontata a lungo, mi ci sono aggrappato strenuamente nelle lunghe notti di sofferenza, è stata la mia speranza per lungo tempo, ma ora mi accorgo di aver vissuto in un libro, protagonista di una storia che non c'è.

Chiudo il libro, alzo lo sguardo, incontro gli occhi di quel ragazzo che mi sorride, e gioco con lui.

01 dicembre 2018

Fermo nel Vuoto

Da tempo ricevo dalla Vita l'ndicazione, l'nvito a stare fermo nel vuoto, a stare in quella condizione che chiamo 'senza' dove appunto non c'è nulla che riempie.
Stando in questo spazio mi rendo via via conto di come tutto è servito e vuole servire ancora per riempire, per non farmi sentire questo vuoto che, a primo acchito, è angosciante perchè non ha punti di riferimento, nessuna sicurezza, nessuna direzione.
E' un vuoto che richiama il neonato che non riceve ciò che ha bisogno, e si sente perso, impotente, fragile e ferito oltre ogni possibilità di guarigione.
Comprendo perchè molti, di fronte a questo vuoto, hanno perso la ragione arrivando ad azioni estreme, così come comprendo perchè la maggior parte della gente fa di tutto per starci lontano.
Nel mio caso, ci ho provato a riempire ma alla fine la Vita mi ha messo all'angolo e vuole che ci passi attraverso.
Così, rimango fermo, e tutto di me comincia a tremare. Sento le paure, la mente che dice di tornare indietro, immagini di disastri e fallimenti, di abbandono e di solitudine. Tutto dentro si agita mentre rimango fermo e abbraccio questo vuoto.

I maestri dicono che in verità dietro a questo vuoto c'è una grande Luce. Ci sono momenti in cui la percepisco per un istante, e colgo la meraviglia che sta accadendo: il processo di guarigione passa attraverso il far cadere tutte le identità, tutti i personaggi che ho creato per stare lontano da quel vuoto. E' dura stare fermi e non creare qualcun altro, magari migliore dei precedenti, più saggio, più maturo... E' dura stare lì ad osservare che tutto cade e non rimane nulla. Ma questo nulla non è niente, è qualcosa di inesprimibile e di non percepibile con i sensi. Lo avverto perchè una gioia nel cuore mi prende per un istante, mi commuove, mi da pace profonda, e mi da la forza di alzarmi e di vivere la mia giornata, senza far troppo rumore, senza farmi troppo notare.


10 novembre 2018

Sìì intimo con il tuo dolore

Alcune notti fa ho fatto un sogno: due sole scene di pochi secondi. Nella prima il tradimento, nella seconda l'abbandono; i due grandi temi della mia vita.
Ancora una volta la Vita mi ha chiesto di guardarmi dentro fino in fondo, nella parte più oscura dove davvero sembra che la luce non sia mai giunta.
E ancora una volta l'ho fatto. Mi sono lasciato avvolgere da quelle sensazioni terribili, e con esse il senso di impotenza, di fallimento, di paura di non sopravvivere, di angoscia tremenda e straziante.
Mi sono lasciato di nuovo condurre là, a quel bambino ferito che piange disperato, e ho permesso che tutto riaffiorasse ancora e ancora.
Poi, una volta passata la tempesta ho raccolto i miei pezzi e mi sono alzato per vivere la mia giornata. Nessuna nuova comprensione, nessun barlume di consapevolezza, nessuna speranza che qualcosa alla fine possa cambiare. Solo accettazione di ciò che è.

Sono passati alcuni giorni da quel terribile sogno, e mi sono osservato attentamente, perchè diversamente dalle altre volte, sto sperimentando una sensazione di leggerezza mai provata prima. Mi sento più integro, meno diviso e separato. Non avverto le solite paure che da tempo mi accompagnano. C'è uno stato di serenità e di pace interiore. Ma soprattutto ciò che mi colpisce è questa leggerezza, come se una gran parte della mente e della sua pesantezza se ne fossero andate.

Questo percorso di profonda guarigione forse ha toccato una tappa importante. L'essere rimasto così intimo con il mio dolore, senza ribaltarlo fuori, senza razionalizzarlo, senza togliermi e senza negarlo, sta permettendo una guarigione che va al di là di me e dei miei desideri o resistenze. Davvero, mi rendo sempre più conto di come io sia in verità solo spettatore di questo processo. Onestamente, non so come fare a guarire e ogni mio tentativo è sempre fallito amaramente. Però sto imparando a osservare, ad osservarmi mentre vivo ciò che vivo, e quello che noto è che qualcosa dentro si sta mettendo a posto, sta davvero guarendo.